Di camere da letto e ricordi.

Posted on 30 giugno 2011

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E poi c’erano quei giorni lì in cui mi svegliavo e le cose erano esattamente come me le ricordavo. Il muro alla destra del letto e le pantofole a sinistra, il cellulare sulla mensola tra parete e materasso, gli occhiali nel portaocchiali accanto al cellulare, le montagne di libri iniziati e fogli sparsi, scritti, con data e ora, qua e là tra scrivania e mensola.
Quei giorni lì cominciavano, da tre/quattro mesi, a essere in maggioranza. Prima, invece, mi succedeva di aprire gli occhi e avere bisogno di trenta secondi buoni per ricordarmi in che letto mi ero addormentata la sera prima, e passavo così in rassegna le varie stanze che avevo occupato in maniera più o meno costante negli ultimi anni: Soccavo, Granada, Madrid, Burgos, Fuorigrotta. Madrid e Burgos le eliminavo appena mi rendevo conto di essere sola nel letto, Granada e Fuorigrotta si confondevano, che il letto era nella stessa posizione e la stanza, tutta, aveva una disposizione similare di arredamento, porta e finestra. Soccavo, invece, era stato quasi sempre il primo istinto, la mia casa, ma anche lì succedeva che alle volte non sapevo più bene se era la mia stanza vecchia o quella nuova che, anche se erano passati 5 anni dai lavori, ancora mi capitava di svegliarmi con la sensazione di occupare il letto in cima del letto a castello e di essere convinta che, una volta aperti gli occhi, avrei visto il riflesso della porta nei vetri delle ante della libreria.
Sono strani gli istinti che ti restano addosso, e i ricordi. Sono irrazionali e anche un po’ salvifici, stanno lì per tenerti al sicuro quando ti senti perso, che ti basta chiudere gli occhi per ritrovarti al tuo posto in un posto non tuo.

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