Case di piume e pesci d’oro.

Posted on 3 luglio 2011

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Il desiderio mio più grande, da quando ero piccola, è di vivere in una casa sul mare, e questa cosa qui credo derivi, non tanto dal fatto di essere napoletana, e quindi di essere abituata ad avere il mare sempre a portata di mano, a cercare il mare nei momenti di claustrofobia, ad avere bisogno del mare negli occhi. No, questa cosa qui, questo desiderio, mi sa che deriva da una canzone, napoletana, che si è sempre cantata in casa mia, che son tutti cantanti nella mia famiglia.
Ed era la canzone di uno che voleva diventare un pesce d’oro ma che finiva, con una svolta realistica nella chiusura, con l’espressione di un desiderio: vivere in una casa costruita con piume di pavone. Fravecat’ de penn’ de pavon’.
Ecco questa cosa qui, che nella mia testa diventava una casa in mezzo al mare ricoperta di piume bianche e sempre circondata dal volo di gabbiani, più che pavoni, mi ha segnata, in qualche modo.
E in generale la canzone.
Ecco, io ho imparato l’amore da questa canzone. Quell’uomo lì, che cantava, voleva diventare un pesce d’oro e poi essere pescato e poi venduto al mercato e acquistato dall’amata, “nenna mia”, e fritto nella padella per essere, infine, da lei mangiato.
Mischiare la carne a carne, diventarne il sangue, il sangue della donna amata. Questo è stato, per me, dalle parole cantate, ascoltate da bambina, l’unico modo possibile di immaginare l’amore.

Dovrei citare in giudizio mio padre e i miei zii per avermi cresciuta tra queste parole cantate, o ringraziarli. Non saprei.

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