Si conoscono le persone dai libri che hanno.

Posted on 5 luglio 2011

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Il dito scorreva lungo la linea continua di libri sullo scaffale.
Era una scena che andava ripetendosi, rituale d’approssimazione, a ogni nuovo incontro: se la invitavano a cena o a pranzo a casa, se passava per una visita pomeridiana, anche quando entrava in una dimora sconosciuta soltanto per aver accompagnato un amico a fare un servizio, a prendere qualcosa, localizzava nel giro di 20-25 secondi la libreria più vicina e vi si dirigeva con passo deciso.

Si conoscono le persone dai libri che hanno. Da quelli lasciati in giro per la casa aperti a gabbiano o con un segnalibro improvvisato tra le pagine, a quelli incellofanati da anni e che nessuno ha intenzione di scartare. E poi, a lei, interessavano più i libri che le persone: è che un libro quando ti annoia puoi chiuderlo, con una persona è più difficile e, se non bastasse, è molto più facile essere annoiati dalle chiacchiere di chicchessia che da un qualsiasi libro, quand’anche si trattasse di un romanzetto rosa o di un thriller di bassa lega, ci sarà sempre una frase, un evento, un personaggio che avrà qualcosa di interessante da dire, e tanto basta.

Il dito scorreva lungo la linea continua di libri sullo scaffale, accompagnato dai mutamenti del viso che analizzano e giudicano l’autore, il titolo, la veste tipografica, le condizioni di uso o abbandono del supporto. Poi volgeva lo sguardo al padrone di casa, in attesa del verdetto che, per quanto verbalmente espresso alla terza persona singolare della biblioteca, non sarebbe stato diretto ad altri che a lui.
Lei si sarebbe astenuta dal commentare la collezione: il suo viso non appariva soddisfatto. Si sarebbe accomodata in poltrona e avrebbe bevuto il bicchiere d’acqua, richiesto con gentilezza, e con solerzia servitole.

Il dito scorreva lungo la linea continua di libri sullo scaffale: magari la prossima volta andrà meglio.

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