Il punto debole.

Posted on 23 luglio 2011

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Dapprima, istantaneo e acuto, il dolore. Che stai camminando, anche già da un po’, e poi succede che metti il piede un po’ storto, lo appoggi su un sasso che non si vedeva e sei improvvisamente instabile: la caviglia si torce leggermente e lo senti, istantaneo e acuto il dolore. E allora ti ricordi. Ti ricordi di 4 anni fa quando stavi seduto a una festa di paese in Puglia e tutta la gente camminava, si attardava lungo le strade, i bambini nei passeggini, le famiglie riunite, i ragazzi vestiti leggeri che d’estate a qualsiasi ora sembra che stai sempre per scendere in spiaggia per quel poco che hai addosso, anche alle undici di sera. Ti ricordi che stavi seduto lì sui gradoni alti che conducono all’ingresso di una casa che forse è abitata, forse no, forse è solo chiusa adesso che c’è la festa e chi ci vive è in mezzo alla folla. Poi ti alzi: scende un piede, poi l’altro, poi di nuovo il primo, fasullo stavolta, e il lato esterno della caviglia diventa inferiore, quasi a toccare il suolo, e qualcosa si rompe e non sono le ossa, i tendini, i nervi, qualcosa si rompe nello stomaco e lo senti il dolore, così forte da bloccarti il respiro, da non lasciar spazio a nessuna reazione, a nessun grido nè alle lacrime.

La caviglia si è sgonfiata da tempo. Il livido è andato riassorbendosi nel mese successivo al passo falso. Quasi non ti ricordi più di quella festa, di quella gente in strada, della scalinata, finché un giorno, oggi, dopo un’ora e mezza di cammino, succede che metti il piede un po’ storto, lo appoggi su un sasso che non si vedeva e sei improvvisamente instabile.

Il dolore è ciò che senti ma solo per un attimo perché è la memoria che prende il soppravvento: è il dominio dei ricordi sul corpo e, in un attimo, la morte, la tua e quella degli altri, fa un po’ meno paura.

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