Spiaggia.

Posted on 2 agosto 2011

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Questo posto qui è un buon punto d’osservazione.

Accanto a me c’è un padre, divorziato, con due figlie, magre magre, tra gli 8 e gli 11 anni, in quell’età lì che non sai più se sei bambina o donna o un ibrido scomodo di mezzo, e poi arrivano due amiche delle due bambine, anche loro in quegli anni indefiniti, e si siedono e parlano come degli adulti in miniatura e litigano in quello stesso modo. Poi è arrivata la mamma di questo padre divorziato un po’ frikkettone con un’amica e si son messe sedute lì, sulle loro sedioline da signore in spiaggia, ben disposte in modo che il sole baci loro la fronte, a compensare la mancanza di altre labbra: assenza prolungata da non essere neppure più avvertita, quasi.

Più dietro a questo gruppo, in quella striscia di sabbia bagnata dalla risacca delle onde, ci sono una mamma e un papà, giovani, lei di cioccolato e lui biancobianco con la testa calva che sembra che gli siano caduti i capelli apposta per accentuare il contrasto con la bella donna che ha scelto di tenere accanto. Rincorrono e schizzano la loro figlioletta mulatta che è bella come la mamma ma ha lo sguardo del padre. Rimandano qualcosa che se non è esattamente quello ci si avvicina molto all’essere felici.

Poi piano, piano mi distraggo, scendono in spiaggia le ragazze, gli zii, i bambini, gli amici e d’improvviso sono anche io una figura di un quadretto e siccome i personaggi vivono, non osservano, mi tocca smetter di guardare e stendermi al sole.

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