Le case che vedo io.

Posted on 9 agosto 2011

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Le case che vedo io adesso possono essere su una ruota sola o crocifisse al terreno attraverso lunghe asticelle di metallo che spariscono nel suolo. Le case che vedo da qui, contengono cucina e bagno, a volte, altre sono solo un letto lungo su cui stendersi gattonando. Ma son tutte case con giardino il che, a lungo andare, è la cosa che si apprezza di più. Le case che vedo circondano la mia e il vicinato si espande oltre i limiti di un palazzo, di un condominio o di un parco.

Case precarie, che possono volar via quando si alza il maestrale, quel vento che soffia come Ezechiele contro le casette dei tre fratelli che volevano emanciparsi. Case forti che resistono a giorni e giorni di pioggia anche se sembrano annegare, ma basta un po’ di sole per asciugarle e far dimenticar loro l’alluvione sfiorato.

Le case che vedo da qui un giorno ti alzi e non ci sono più. E ti resta davanti agli occhi la nostalgia di una zolla di terreno spoglia, svuotata, che non reca neppure l’impronta del momento residenziale temporaneo. Ma non ti basta il tempo per versare lacrime di addio che la zolla è già nuovamente colma e un’altra casa è sorta con lo stesso giardino.

Le case che vedo io, da qui, uno che non ci ha vissuto pensa che no e invece sono tra le migliori e più sicure che ho visto, e secondo me è perché sono tutte ugualmente accessibili a chiunque: basta far scorrere una chiusura lampo, il più delle volte. È che quando sei vulnerabile nella stessa misura in cui lo sono gli altri, di violare l’altrui libertà non ti viene neanche voglia.

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