Le inaspettate conseguenze degli eventi.

Posted on 18 settembre 2011

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Te ne sei andata via e non me ne sono neppure accorto.
Giorni, ore e minuti sono trascorsi senza che io avvertissi, minima, l’assenza di te che prima c’eri e poi non c’eri più.
Io ho continuato a lavorare, a fare ciò che facevo prima. Ho conosciuto della gente nuova, non molta. Ho fatto un paio di lavoretti in casa: ho aggiustato il filo della lampada dell’ingresso e sostituito i rubinetti nel bagno piccolo. Ho comprato un paio di pantaloni e una camicia per un incontro con dei clienti nuovi. Ho provato quel ristorante vietnamita di cui mi parlasti una volta, ma neppure entrando lì ho pensato che te n’eri andata via, si, insomma, ho pensato a te, ma come sempre, come mi capitava anche quando eri quì, così, normalmente. Ho incontrato Giulia, la settimana scorsa, ci siamo scambiati solo un saluto rapido perché eravamo tutti e due molto di fretta.
Poi, stamattina, sono uscito in terrazza e ho trovato i tulipani rinsecchiti e mi sono intristito un po’ e mi sono anche arrabbiato con me stesso: mi piacevano quei tulipani rossi, per quanto detestassi ammetterlo, eppure mi ero completamente dimenticato di innaffiarli. Per tre settimane neppure una goccia d’acqua e cioè esattamente dal giorno in cui te ne sei andata. Li ho rimossi insieme alla tua assenza. Allora sono entrato in casa, ho afferrato il cordless e composto automaticamente, come si compone la password della posta elettronica o il pin del cellulare, il numero di casa tua per chiederti dove è che stava quella serra in cui avevi comprato i bulbi. Solo dopo 5 squilli a vuoto mi sono messo a ridere e ho pensato “che scemo, non risponderà mai”. Allora mi sono accasciato sulla poltrona e ho pianto un po’, in silenzio, come un bambino che ha vergogna delle lacrime e delle proprie debolezze. Poi mi sono risollevato, ho preso il vaso con i fiori appassiti e sono andato a gettarli direttamente nel cassonetto, giù al palazzo.
Adesso che mi sono accorto che mi manchi, so che non ti perdonerò mai, finché campo, la tua mortalità.

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