Chi scrive.

Posted on 26 novembre 2011

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Chi scrive non è quasi mai una bella persona.
Generalmente si fa fatica ad allontanare l’autore dalle parole che, con coscienza e consapevolezza, egli stesso acconcia sulla pagina, una in fila all’altra, e così, nella maggioranza dei casi, chi legge tende a confondere, a sovrapporre una faccia a una voce scritta che, in definitiva e realmente, non coincidono. Quasi mai.
Chi scrive non è quasi mai una bella persona.
Anzi, migliore sarà ciò che scrive peggiore risulterà il suo modo di rapportarsi, nella vita vera, agli altri esseri umani.
Soprattutto all’inizio, quando si è giovani. Qualcuno nel tempo migliora, altri no.
Nella maggioranza dei casi un bravo scrittore è egocentrico, egoista, umanamente poco generoso; nel migliore dei casi, ha soltanto un problema di comunicazione diretta; nel peggiore, non ha intenzione alcuna di comunicarsi.
La voce di chi scrive, nella vita vera, è sempre dura, spietata, spontaneamente crudele.
La voce di chi scrive colma il proprio vuoto con l’inchiostro e il risultato è un tentativo frustrato di migliorare il mediocre essere umano che, chi scrive, generalmente è nel quotidiano.
Non bisognerebbe mai conoscere chi scrive. Non bisognerebbe mai chiedere spiegazioni a chi scrive.
Non si deve mai parlare a chi scrive di ciò che scrive. Ma accontentarsi delle parole che, con coscienza e consapevolezza, egli acconcia sulla pagina, una in fila all’altra.
Non si può chiedere allo scrittore di essere nella vita vera ciò che non può.
Chi scrive inizia a scrivere cercando di eliminare, solo sul piano grafico mai su quello del reale, il più piccolo residuo di ciò che è naturalmente ogni giorno come semplice essere umano.
Le parole sono l’unica forma di essere umano che chi scrive riesce ad assumere nella propria esistenza.

Da qui la sfortuna immensa di chi partorisce figli scrittori e di chi accoglie nella propria vita esseri scrittori.

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