Incipit.

Posted on 29 dicembre 2011

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Come di cosueto, ultima arrivò Madame.
Venne a sedersi al solito posto al tavolo da gioco su cui Mario aveva già disposto le fiches e gettato il mazzo di carte francesi, consunto e ingiallito dagli anni e dalle nostre mani di tabacco. Ripetevamo il rituale giorno dopo giorno sempre uguale, sempre nello stesso ordine di azioni e tempi, tanto da esserci persi nella latenza della ripetitività.

Io e Lorenzo eravamo sempre i primi ad arrivare: di buon mattino facevamo la nostra colazione dei campioni delle 12 a base di birra chiara in bicchieri caldi di lavastoviglie e noccioline americane probabilmente portate qui direttamente dalle caravelle di Colombo, a giudicare dal sapore stantio e dalla consistenza molle e sgradevole; verso l’una arrivava Sergio coi calzoni sporchi di calce e le mani seppellite nelle tasche e alle tre, come di consueto ultima, arrivava Madame.

Quel giorno lì indossava jeans attillati e pesanti anfibi neri il tutto sovrastato da un abbondantissimo maglione nero che, contrariamente alle intenzioni della scelta, non faceva che sottolineare e accrescere l’evidente magrezza della sua figura. Nonostante gli abiti, i capelli raccolti in un’acconciatura cattiva e l’assenza di trucco, erano gli occhi azzurri e il pallore dell’incarnato a giustificare agli occhi di tutti la scelta del nomignolo.
Ciò che ricordo di lei sono due cose: le dita lunghe e affusolate muoversi leggere tra carte e fiches e la risposta alla domanda che quel giorno lì le porse Mario.

-Madame, quando hai conosciuto Davide?
-Troppo tardi.

Davide, che è colui che racconta questa storia, sono io.

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Posted in: M&D