Lotta di classe.

Posted on 13 gennaio 2012

2


-No, vedi, lei è così: cataloga la gente secondo il criterio A=aiutoregistadiservillo B=camerieredelbartroncone-.
E rido come a voler togliere peso alla frase appena enunciata ma riuscendo, invece, nell’intento contrario.
Lui non capisce.
Lei se ne risente.

Se solo lei cercasse di giustificarsi, di difendersi dal mio attacco e di smontare la mia accusa, allora sì che avrei piena vittoria perché conosco il punto debole di chi si muove con quella spocchia innata che spinge una persona qualunque, lei, a suddividere le persone in colte e non colte, degne di merito e indegne di attenzione. Il punto debole di chi si muove in questa spocchia malcelata è la verbalizzazione della stessa e cioè quel gesto minimo che io ho appena compiuto.

Apre appena la bocca e io sento già sulla lingua il sapore della vittoria ma, proprio mentre sto per affondare i denti nel primo tenero boccone, lei ci ripensa, le labbra si rimettono al loro posto, una contro l’altra.
Non dice niente ma non lo fa per smontare il mio piano, lo fa solo per ribadire la poca importanza che conferisce all’altro. Contrattacca, insomma, spiazzandomi: non nega la spocchia, al contrario ne ribadisce la forza e la motivazione.

Sta zitta e mi guarda.
E io comprendo che per una volta farà saltare il suo criterio di classificazione e toglierà me, che rientrerei a pieno titolo nel rango dei buoniegiusti, dal lato dei salvati per spostarmi, inesorabilmente, tra quello dei sommersi.

La verbalizzazione mi ha declassato.
Ma, Cristo, se ne è valsa la pena!

Annunci