La lunga strada verso casa.

Posted on 8 febbraio 2012

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Se non ci fosse questa cosa qui di scrivere io sarei fottuta.

Si sfila un guanto con i denti e lo tiene lì stretto tra le labbra mentre la mano inguantata scrolla l’ombrello dalla pioggia battente di giorni infiniti e la mano nuda scava nella borsa alla ricerca delle chiavi di casa. E si domanda, ogni giorno, perché tutta quest’operazione non la faccia mentre l’ascensore percorre con calma lo spazio che esiste tra il piano terra e il decimo, spazio che dicono esista ma non è mica certa perché lei non l’ha mai occupato personalmente se non da dentro l’ascensore.
Finalmente infila la chiave nella toppa e, mentre la gira con la mano nuda, tira a sè con la mano inguantata e ombrello reggente il pomo della porta che sennò hai voglia a girare non entrerai mai.
Nel frattempo Pj Harvey e Thom Yorke continuano a cantarle nelle orecchie, o meglio, nell’orecchio perché, come al solito, la cuffia sinistra è scivolata via da un pezzo.
Si sfila le scarpe sullo zerbino, corre in bagno a buttare nella vasca l’ombrello fradicio, torna nell’ingresso e lì sputa il guanto, si toglie l’altro, poi via giacca, cappello e sciarpa. Chiude la porta dopo aver recuperato le scarpe inzuppate dalla pioggia battente di giorni infiniti.
Borsa sui comodini impilati, chiavi e lettore lanciati dentro.
Bagno. Tuta. Riposo gelido in giorni ghiacciati.

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