Oltre l’Italia.

Posted on 12 febbraio 2012

4


La gente pensa che quando vai via da un paese come l’Italia hai fatto la scelta migliore, qualunque sia la destinazione o il motivo. Ed è vero, in parte almeno. Ecco si va via dall’Italia per non dover sopportare l’umiliazione quotidiana di condivdere la terra con un popolo che si è tenuto, per esempio, un ventennio di fascismo, e poi un trentennio di pseudodemocrazia, mafia e terrorismo e poi craxi e tangentopoli e ancora mafia e, infine, un ventennio di berlusconismo e sempre più mafia. Ecco si va via dall’Italia per non dover essere figli di o amici di, per non dover soccombere al trionfo del carboidrato e delle veline, per affermare la non accettazione del, come diceva la buon’anima di Eduardo, “È cos’ ‘e nient”.
Quello che la gente non sa, la gente che ci resta in Italia nonostante tutto e contro tutti, è che quando te ne vai via non smetti di essere italiano, anzi, improvvisamente ti trovi a difendere il tuo paese, a giustificare gli errori che vengono rinfacciati dall’esterno: fai la voce grossa con chi si permette di parlare male dell’italianouomomedio, italianotetteeculi, italianopastaepizza. E fai bene!
Solo che poi quando torni a casa, ecco, quella non è più tanto casa e allora forse dai ragione alle accuse, agli attacchi, alle dicerie dello stereotipo.

Quello che la gente non sa è che quando vai via da un paese come l’Italia, qualunque sia la destinazione o il motivo, ecco, smetti, di colpo, di avere una casa. Perché niente sarà mai capace di reggere il confronto, nonostante tutto, e perché, di contro, non sarai più capace di accettare l’Italia avendo visto oltre. Avendo visto altro.

Annunci