Madame e me, che sono Davide.

Posted on 26 febbraio 2012

4


Madame avanzava lungo il viale tutta avvolta da quel vento che le scompigliava i capelli, inevitabilmente, ogni volta che girava l’angolo. Diventava di giorno in giorno più silenziosa e non necessariamente per tristezza o delusione, anzi, per un crescente amor proprio che la coglieva alla sprovvista e la calava in questo stato nuovo di benessere. Non emettere troppe parole era il suo modo di godersi questa pace, mai sperimentata prima, con il proprio corpo.
I capelli quella mattina emanavano l’intenso odore di tabacco proprio di una notte di sbornie e non le dispiaceva tutto sommato perché in qualche modo la riportava indietro a un tempo anteriore più spensierato sebbene non necessariamente più felice. Si ricordò improvvisamente, evocata dal profumo di sigarette che il vento la obbligava a inalare schiafeggiandole i capelli sul viso, di quella notte di molti anni prima e dei suoi occhi tenuti bassi per paura che al sollevarli il mondo che conosceva saebbe cambiato. Adesso, dopo tanto tempo, non sa se essere sollevata o pentita di quello sguardo inchiodato a terra e non le importa, neppure, perché ormai è tutto passato e, per fortuna o purtroppo, pensava, indietro non si torna.

La odiavo per non essersi mai pentita di non aver scelto me e ogni volta che mi guardava con tenerezza, implorando comprensione, mi veniva voglia di prendere a pugni quel suo volto imperfetto e meraviglioso. La spiavo mentre girava l’angolo e attendevo che passasse davanti al bar sperando che i suoi occhi mi cercassero oltre il vetro dietro il quale io, da anni, attendevo un gesto nuovo che desse anche a me quella stessa pace che lei sembrava aver trovato.
Quella notte maledetta in cui scelse di non guardarmi io pensavo che fosse una chiusura e invece fu solo l’inizio di tutto quel che dura, ancora oggi.
Ci si poteva innamorare, io e te, Madame.

Annunci
Posted in: M&D