Di coppie in strada e passato remoto.

Posted on 28 febbraio 2012

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Mi chinai su di te che te ne stavi seduta sul ciglio della strada, carta appallottolata gettata al suolo senza cura.
Mi chinai e afferrai le tue mani gelide di freddo e ti tirai su con uno slancio che per un tempo piccolo ed eterno ti fece appoggiare, in attesa del nuovo equilibrio, a me, con tutto il peso della tua carne, delle tue ossa. Poi ti voltasti leggera accomodando il tuo fianco alla mia anca, attraversasti intera l’ampiezza della mia schiena, avvinghiasti la mano alla tasca del mio pantalone e prendemmo a camminare con passi incerti e lenti, fidando l’uno sul contrappeso dell’altro.
Voltammo l’angolo e procedemmo diritti. Poi voltammo il secondo angolo e rallentammo all’unisono, danza precisa e umana, la nostra.
Fermi immobili smettemmo di porgerci il fianco e ci mettemmo l’uno di fronte all’altro. La tua testa sprofondò nel mio petto e le mie mani smisero d’un tratto di cingerti la vita per sollevarsi lungo la strada che le condusse alle tue guance di neve.
Ti sollevai il viso e sistemai la tua bocca incastrandola nella mia.
Un attimo di bacio e ricominciammo a danzare i nostri passi precisi e umani, di corpi inchiodati tra loro e perfezione di disegno.
Indugiammo un secondo prima di voltare di nuovo l’angolo, ma solo un secondo, ché se la musica suona non si può non ballare.

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