Incastri di pensiero.

Posted on 24 marzo 2012

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Avresti dovuto vedere quanto era bella, giuro.
Avresti dovuto toccare quei capelli sottili, avvicinarti discreto al suo corpo e fremere nel percepirne l’odore di pulito e buono che non ha a che fare con nessun profumo aggiunto.
Avresti dovuto vederne la bellezza, la forza nell’esporre la propria posizione, la passione che metteva in tutte le cose. Quei sorrisi, mai concessi come qualcosa di raro e prezioso, erano invece dono quotidiano che ti rassicurava. Nessuna complessità noiosa incastrata nelle linee della fronte, nessuna tragedia dipinta negli occhi, nessuna freddezza a marcarne le labbra.
Avresti dovuto esserci per capire, solo guardandola, come tutte le altre non valgono nulla a confronto, davvero nulla.
I problemi, le amarezze, le difficoltà che ciascun essere vivo ha con sè stesso e la realtà che lo circonda diventavano digeribili attraverso il filtro della sua persona. Che, in fondo, non c’e nulla che non si possa superare. In definitiva, per male che ti vada, c’è la morte e diciamocelo la morte, la propria almeno, non è tutto questo granchè: è solo un’altra fine.
Che sforzo vivere eternamente!

Ecco, vedi, se tutti l’avessero guardata avrebbero ricordato che son fatti di carne e sangue e la coscienza della mortalità migliora la vita e lo stato delle cose.

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