Idem sentire* (plagiando Makkox).

Posted on 18 aprile 2012

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Arrivano inevitabili e quando non te li aspetti proprio: un paio di giorni strani nel corso dell’interminabile sequenza temporale che è la vita nostra. Giorni strani a cadenza mensile, nel mio personalissimo caso. Scatenati da eventi esterni o interni, dipendenti dal momento e dal luogo.

Oggi è il secondo di uno di quei giorni ciclici, nello specifico dipendente da Napoli, dal librino di Zerocalcare, dal ritorno alle cose del luglio 2001, da A. e le canzoni e le parole, da questo maledetto mal di gola che avalla il mio diritto di rimanere in silenzio e urlare dentro per le cose tutte che si accumulano col passare degli anni e della vita. E mi sento sollevata quando vedo che ancora odio e mi fa male e che c’è sempre una ferita aperta, che in fondo non siamo così sedati, che quegli anni dei 14, 15, 16, non sono stati leggeri e soprattutto se visti da lontano.

Ingoiamo, deglutiamo. Qualcuno è partito, qualcuno se n’è andato lontano dove non c’è sangue, qualcuno è rimasto immobile. La maggioranza di noi va avanti, in fila composta e ordinata.

Quando è che torneremo a urlare?
Incapaci di agire. Reagire.
Ogni volta è sempre come la prima volta che ho visto e capito.
Lo stesso sentire.

*È la prima volta che uso il blog in questo modo. Forse sarà l’unica.

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