I ricordi di Davide.

Posted on 21 aprile 2012

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La vidi entrare. Questo è ciò che con maggior chiarezza ricordo: alle mie spalle il rumore della porta che si spalanca, il vento gelido che arriva improvviso in quella parte tra la fine del collo e il principio della schiena che risulta sempre, anche con maglioni a collo alto e sciarpe, sempre, dicevo, impossibile da coprire, da mettere al riparo dalle intemperie.
Ruotai impercettibilmente il collo, giusto quel minimo angolo che consentisse agli occhi di inquadrare i pesanti anfibi neri. Sollevai incuriosito lo sguardo: capelli corti scuri che lasciavano scoperta proprio quella parte del corpo che mi si era appena gelata, qualche neo a macchiare il latte della pelle.

Il mondo non aveva più lo stesso senso adesso che c’erano quei nei.

Il passe svelto appesantito dalle scarpe si diresse al bancone. Mario sollevò lo sguardo dal Corriere dello sport e, per un istante, rimase interdetto: come può una tale bellezza celarsi con tanta cura?
Madame chiese una birra pronunciando l’ordinazione mentre cercava con le mani e le gambe il più vicino sgabello e Mario non le diede neppure il tempo di accomodarsi che già le aveva porto alle labbra la giarra grondante schiuma.

Non s’era mai vista una donna lì dentro da che io avessi memoria del luogo.

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Posted in: M&D