I segnali inconfondibili dell’abbandono.

Posted on 29 maggio 2012

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25 giorni di silenzio.
25 giorni senza scrivere neppure una parola per cose e casi e case e chiese.
Dovrebbero esser stati 22.

Ma poi d’improvviso t’accorgi che non puoi fare a meno di sfogarti, inveire contro il cielo per l’ingiustizia che si para, apparentemente inevitabile oramai, dinanzi ai tuoi occhi.
Ogni giorno cerchi notizie sperando in una smentita, una conferma, qualcosa di definitivo che ti metta il cuore e l’anima in pace. Cerchi invano delle spiegazioni, delle giustificazioni, delle scuse. Ti afferri con le unghie e con i denti a quel sottilissimo filo di speranza che ti pende tra le mani incredule come la cordicella del paracadute: “Vedrai che andrà tutto bene, che tutto si aggiusta”. Vedrai, vedrai, manco fosse Luigi Tenco. “Non ti baratta per una capitale spocchiosa e erremosciante, non ti abbandona come l’amante infedele che ha bisogno di più amore, di maggiori sicurezze, di più soldi”.

Eppure si allontana, maledetto lui.
Non andartene, Pocho.

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