Quando Davide perse.

Posted on 3 giugno 2012

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Stretti forte in un abbraccio di carne mischiata a carne.

“Cosa ti succede, Madame? Sono giorni di scuro e nuvole e ti si vede la faccia dipinta di nero e tristezza. Mi sento in colpa, Madame, per aver forzato la mano, per aver spinto troppo oltre le parole e i gesti ma certe cose non si può fare a meno di forzarle. Il tempo non dovrebbe essere tutto eppure lo è, quasi sempre. Tempo esatto per vedersi, conoscersi, scambiare le prime chiacchiere. Tempo adatto a dire certe parole in contesti precisi e delimitati. Tempo, tempo per capire e comprendere e reagire a ciò che si è capito e compreso. Mi dispiace, Madame, essere arrivato in ritardo. Uno pensa che ci sia sempre tempo, di essere sempre in tempo per e invece no, la metà delle volte siamo fuori tempo massimo. Come dici bene tu a Mario quando ti chiede di me: “troppo tardi” e quello è un tempo così fottutamente determinato da far paura, Madame. E io ti imploro in nome delle volte in cui ti ho sollevata da terra, guardata da lontano, studiato i tuoi nei, ti imploro di mettere in pausa i secondi e poi premere rewind e far tornare tutto indietro veloce, come con il vhs: non voglio che selezioni le scene, voglio solo riavvolgere il nastro di qualche tempo e e che tu me ne conceda, di tempo, per recuperare il ritardo che, io non lo sapevo te lo giuro, ma ero una vita in ritardo e l’ho capito solo quando ho visto per la prima volta quella pelle bianca macchiata di nei di caffè nero appoggiarsi al bancone e ordinare una birra.
Indietro io non posso tornare ma tu puoi: ti basta sollevare la testa, adesso, e spostare lo sguardo dal petto ai miei occhi e trovarci, io e te, occhi dentro ad altri occhi, il mio castano e il tuo azzurro che si fanno così dolci fusi insieme in un’unica miscela di sguardo e luce. Solleva la testa, Madame, lascia che incastri le tue labbra con le mie, lascia che sia ciò che sempre avrebbe dovuto essere se io non fossi stato, da sempre, in ritardo con la vita. Lasciati baciare, lasciati salvare in modo che quel “troppo tardi” non sia più così inevitabile”.

Ma la paura resta tale anche quando hai cercato di essere un’eroina come obiettivo unico di vita e poi, si sa, gli eroi sono la categoria con il maggior numero di timori. Infatti il suo viso rimase incollato al mio petto, le mani si spostarono dalla mia schiena ai fianchi e mi spinsero via, lontano pochi centimetri e una vita intera dalla sua pelle, con un gesto così definitivo da spegnere per sempre la mia voglia di riscatto, di recupero, di ripresa e volata finale. Quelle mani che mi allontanavano senza che gli occhi guardassero sono il gesto più doloroso della mia esistenza.
Il tempo non è sempre galantuomo e spesso non lascia speranze.
Mi staccò da sè e, voltandomi le spalle, si avviò verso casa. Nelle mie orecchie risuonò, allora e per sempre da quel momento, lo scalpiccio dei suoi anfibi neri sull’asfalto.

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Posted in: M&D