Equilibri precari.

Posted on 5 giugno 2012

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Sapevo che sarebbe successo. Guarda lì cosa hai combinato, non impari mai, tanti anni e ancora non hai imparato a mettere, uno dietro l’altro, i passi ordinati di piedi sicuri.
Cosa ti succede? Non puoi sollevarti… ovvio: il dolore ti ha presa allo stomaco. Sei pallidissima. Dove è che ti fa male? Il ginocchio? Fammi vedere. Entrambe, livide. Il sinistro pulsa più forte di dolore, da sempre, la maledetta giuntura che è il punto debole del tuo già di per sè scarso equilibrio. Aspetta, dove vai? Ferma, non c’è fretta e fregatene della gente, che stiano a guardare: cadono tutti, è la cosa più normale del mondo, non vergognartene.
Si, lo so che ho appena finito di rimproverarti ma perché, insomma, te lo meriti: non sei mai stata in grado di mantenerti stabile e poi sei sempre distratta, non sei mai concentrata, altrocché, ti serve un corso di educazione all’attenzione. Buona a nulla.
Ma no, no, non fare così, vedrai che non è nulla, è solo la botta, poi il dolore passa, sapessi quante cadute ancora ti attendono. Ecco respira, a fondo, piano, allarga i polmoni e raddrizza un po’ quella schiena che te ne stai sempre così rannicchiata e rimpicciolita, dritta! Ecco, brava. Avanti, appoggiati a me, ce la fai, ti sollevo io, non fare troppo sforzo. Uno, due eeeeee tre. Bravissima. Che dici, ce la fai a tornare a casa?

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