Prime volte.

Posted on 8 giugno 2012

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C’è stata, come in tutte le cose di questo mondo e quell’altro, una prima volta.
La prima volta che ti ho vista di incedere di passi in calzature pesanti; la prima volta che ho sentito la tua voce, dopo qualche secondo appena; la prima volta che hai rivolto la tua voce a me, in un giorno freddo di marzo inspiegabilmente pieno di sole. Non ricordo esattamente che mi chiedesti, ricordo, però, precisamente l’effetto che ebbero lungo le vene, le arterie, i ricami della pelle, i tuoi occhi e le tue parole tutte volte a me.

“È libera questa sedia?”

Il mondo vive e sopravvive di esperienze come questa. Eppure il fatto che io non sia capace di collocare precisamente nel continuum spazio-temporale il primo sguardo che ho posato sul tuo volto mi rende inquieto, meno umano e più volgare, perché so che quello, momento specifico di occhi puntati, è un attimo importante della mia esistenza e l’idea che sia andato perso mi strugge.

Ricordo la prima volta dei tuoi anfibi, la prima volta dei tuoi nei, la prima volta della tua voce e, più di ogni altra cosa, la prima volta delle tue mani muoversi splendide e accompagnare gesto a suono a sguardo a corpo, tutto.

Ricordo la prima volta che ho pensato che non sarei mai stato capace di lasciarti andare via, il momento esatto in cui ho incollato, definitivo ed eterno, il mio amore immortale alle tue dita occupate con le carte ed il poker.

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Posted in: M&D