Guagliò.

Posted on 12 giugno 2012

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-C’è necessità di braccia forti. Tu sei forte abbastanza?-
-Io ci provo, mi alleno, mi sforzo…-
-Guagliò, l’allenamento non è tutto. Certo, aiuta, ma se la natura ha deciso prima di te è meglio che ti arrendi.-

Chinò il capo, si voltò, iniziò a percorrere in senso inverso la strada che l’aveva condotta a quelle parole di ghiaccio. Poi, in un moto di orgoglio della femmina che si veste a maschio, volse le spalle, il petto, le ginocchia e i piedi, lo guardò in faccia, spudorata come solo una donna sa essere:

-Quando la natura si sbaglia è necessario darle una mano. Quella mano gliela do io.-

Il mastro l’ascoltò e se ne rimase un minuto a guardarla dritto negli occhi accesi d’azzurro.

-Vuoi vedere se ci riesci? E provaci, spezzati le ossa e la schiena, fottiti le giunture, però poi, guagliò, non venire da me a piangere con la scusa che sei femmina e che la schiena ti si spezza più facilmente che agli uomini. Vuoi essere uguale? Come a questi pure tu? E cammina, va, ti faccio lavorare pure a te oggi, te la appoggio sta sfida sfrontata alla natura.-

Si avviò dove c’erano le tute e gli attrezzi, sorpresa e fiera. Poi un attimo di incertezza tutta umana, senza nessuna carica di genere e distinzione di sesso, le bloccò i passi. Gridò a colmare la distanza in direzione delle spalle che le avevano appena offerto l’opportunità del riscatto, con tono sommesso ma forte e chiaro:

-Può pure essere che alla fine la natura mi batte.-

Le spalle si sollevarono di impercettibili millimetri:

-Mo non ti cacare sotto, guagliò, fa’ l’omm!-

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