Chiacchiere al bancone.

Posted on 14 giugno 2012

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-A cosa pensi, Madame?-
-Pensavo a come stiamo, un po’ tutti, quì, sulla terra.-
-E il bilancio è in positivo?-
-Non ho ancora deciso. Quando ero sul punto di giungere a una conclusione mi son distratta pensando che mi dà fastidio parlare con te e illudermi che tu mi stia ascoltando quando in realtà neppure hai terminato di pronunciare la domanda che già ti sei girato a guardare questa ragazza alta e magra che è appena entrata.-
-…-
-Mi distraggono queste cose minime quando sto pensando ad altro. Sono qui di fronte a te e non riesco a concludere un pensiero nella mia testa, a terminare l’idea, a incolonnare le parole per bene, una dietro l’altra, perché sono troppo irritata dal tuo sguardo distratto.-
-…-
-Non è che io stia pretendendo nulla ma è che proprio, ecco, quella testa voltata mi fa sentire inutile. Credevo che… e invece no. Questi gesti minimi che faccio finta di ignorare mi restano appiccicati addosso da una vita intera: mi sembra di avere l’eternità bloccata tra una parola detta da me e lo sguardo altrui posato su altre curve. È per questo che ho smesso di amare. Non reggo il confronto, non mi piace il paragone. Vado avanti cercando il distacco, il miglioramento o semplicemente un po’ di altezza e distanza dal mondo.-
-Il tuo egocentrismo mi spiazza-
-Allora cosa ci stai a fare ancora lì?-
-Aspetto.-
-Cosa?-
-Che arrivi il tuo maggio per spogliarti del nero.-

Fu allora che mi alzai e andai verso di loro: Lorenzo pronunciava la sua frase d’amore, Madame teneva lo sguardo chino e io pensavo che non ci sarebbe stato miglior momento per salvarle la vita.
Forse mi sbagliavo.

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Posted in: M&D