Infrangersi e sfrangersi.

Posted on 18 giugno 2012

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Piatti infranti contro le pareti, piatti infranti al suolo, pezzi di piatti infranti sparsi ovunque.
Vetro destro della finestra crepato sotto il frastuono di un piatto scagliato.
Non bisognerebbe mai tirar fuori certe verità dopo aver avuto a cena 20 persone, aver lavato un totale di 120 piatti e averli disposti, impilati e asciutti in attesa di esser conservati nella loro credenza da grandi occasioni, sul tavolo della cucina: in bella mostra e davvero troppo a portata di mano.

-La cena è andata bene.-
-Mmm, si.-
-Che ti è sembrato il pesce, alla fine, troppo secco?-
-Mmm, no.-
-La moglie di Sergio è davvero un tipo strano: non ha detto una parola in tutta la sera, salvo quei bisbigli fastidiosi all’orecchio del marito.-
-Mmm, già.-
-Anche tu non sei stato molto loquace, devi ammeterlo.-
-Mmmm, si.-
-Passami lo strofinaccio, t’importa?
Grazie. C’ho le mani distrutte: chissà se ritrovo quella crema… come si chiamava?-

Sguardo sulle proprie mani, in piedi, tra il lavello e il tavolo: Lei.
Sguardo al suolo, in piedi, simmetricamente collocato: Lui.

-Ti ricordi quella sera a Marzo che tornai tardissimo perché avevo avuto quel cliente noiosissimo che mi aveva scongiurato di andare da lui a casa, che aveva attacchi di panico e minacciava il suicidio?-
-Si: ero spaventata a morte, temevo ti fosse successo qualcosa.-
-Ti mentii.-

Le gambe non reggono e tremano per qualche secondo, il respiro si blocca, il cuore accelera, lo sguardo implorante passa dalle mani a lui: Lei.
Sguardo al suolo, le mani tremano, non risponde all’implorare di lei: Lui.

Non bisognerebbe mai tirar fuori certe verità dopo aver avuto a cena 20 persone: è un immenso spreco di stoviglie!

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