Straniero.

Posted on 19 giugno 2012

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Nun fuggire lontano, ti prego, resta lì fermo ancora un secondo, così come sei adesso e come voglio trattenerti nella mia mente anche quando ti sarai alzato, sarai uscito dalla porta e dalla mia vita.
Restatene lì e fammi ricordare come sono acconciate le tue mani, le tue gambe accavallate in equilibrio di sgabello, lo sguardo che desidero penetrarmi a morire.
Fermati ancora qualche minuto, regalati il tempo di sorbire l’ultima goccia di caffe che, si sa, è quella più dolce e pregna dello zucchero non dissolto. Leggi un’altra pagina di quel libro che non ho fatto in tempo a vedere quale sia. Lascia che la lancetta compia ancora qualche giro sul tuo polso. Non essere impaziente, non avere fretta che, in fondo, la fretta non ha mai portato a nulla di buono e poi, pensaci, quanto sono rari i momenti come questi in cui puoi concederti il lusso di un caffè e un libro di mercoledì pomeriggio. Dammi ancora del tempo che è da sempre ciò che avverto manchevole nel mio vivere.
Ho paura di scoprire che nell’uscire da quella porta tu ti sia portato via anche le tracce, le impronte del tuo passaggio.
Fermati e dammi modo di non perdere. Ti supplico, straniero, salvami la vita.
No, no, no!
Torna a sederti!
Rimetti il portafogli in tasca!
Non uscire! NO!
Il libro, l’hai dimenticato sul tavolo.
Ti blocco sull’uscio, mi trema la voce:

“Guardi che ha dimenticato il suo libro.”

Eccoti, torni indietro a causa delle mie parole. Grazie, straniero.
Ti volti con il libro tra le mani:

“Grazie mille, chissà dove av…”

Non so cosa hai detto, mi sono distratta a sbirciare il tuo libro.
Vattene va’, che non sto certo qui a sprecare sogni d’amore con uno che passa il suo tempo a leggere Volo!

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