Di prosa, poesia e Davide.

Posted on 25 giugno 2012

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Mi son distratto di tempo e spazio.
Mi sono perso gli ultimi minuti di te, della tua pelle, delle tue belle dita, quelle dita e quelle mani che mi incanto a guardare muoversi, agitarsi a sostenere le idee e le parole tue, sempre belle perché oneste, giuste, sempre legate a qualcosa di essenzialmente buono.
Mi sono distratto ché m’han chiamato da lontano e allora son tornato un attimo indietro, sui miei passi, a ripercorrere una strada già percorsa, a rivedere persone che ho già visto, discorsi che ho già fatto.
Ma questo mio distrarmi non vuol dir dimenticare, non vuol dire abbandonare nè un lasciarsi d’immediato. Questo mio distrarmi è salvarmi un po’ da te e da tutte quelle cose che mi vincono e mi tengono e mi allacciano a non muovermi.

Tu che fai? Te ne accorgi del vuoto della sedia accanto a te? Ti accorgi che c’è un giocatore in meno al tavolo di poker? Lo vedi che le tue mani inveiscono perché chi le ascoltava ha lasciato un po’ d’assenza?

Se ti accorgi e se ti manco, muovi il cuore a cercarmi e la mente a riportarmi e le mani ad avvinghiarmi.
Se ti accorgi e se ti manco, salvati un poco anche da sola: urla forte da lontano che, anche se son distratto, delle tue mani il richiamo riconosco nei chilometri e nei buchi di contatto che temporaneo è tra me e te.

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Posted in: M&D