Dipendenze.

Posted on 28 giugno 2012

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Mi manca il fumo. Mi manca l’odore che ti resta addosso, eppure mi sembrava sgradevole quando fumavo.
Mi manca l’appendice tra le dita, il sapore misto alle chiacchiere e all’alcool.
Mi manca guardarmi le mani e non vederci la sigaretta incastrata come un gioiello, non vedere il fumo e l’ardore del tabacco accompagnare i movimenti e i gesti nel discorrere, non sentire il filtro tra le labbra, non rimanere con il labbro superiore perennemente appiccicato ad esso e sentirmi derisa da chi mi è di fronte per non aver ancora, dopo 10 anni, imparato ad accendere la sigaretta come si deve.
Mi manca il fumo e quel sentirmi il corpo impegnato nel gesto di aspirare e lasciare andare: ho guadagnato molto tempo libero.

Poi però, vabbè, non mi sveglio con la gola distrutta, respiro molto meglio, non affanno, non tossisco, non mi puzzano le dita, ho più soldi nelle tasche e infatti poi non ricomincio, un po’ per quell’orgoglio personale che non posso calpestare, un po’ perché il tanfo addosso forse non lo reggerei, un po’ perché una volta che hai preso la decisione, compiuto il passo e sono ormai due anni che non tocco sigarette, insomma non puoi tornare indietro.

Poi, certe notti mi consolo: chiudo gli occhi e sprofondo in fondo ai sogni e da lì, spesso e volentieri, sfilo una camel dal pacchetto e me l’accendo.
C’è gran gusto anche laggiù.

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