L’aria folle.

Posted on 29 giugno 2012

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Ogni tanto mi prende la fuga.
Allora strattono il cavallo, affero con forza le briglie a cambiare direzione, quel tanto di forza sufficiente a far capire a lui che mi trasporta che ho voglia di sviarmi, di fare due passi liberi, ma così impercettibile da farmi sentire, in fondo, trascinata e non trascinante.
Incredibile l’inganno che l’uomo fa a se stesso.
Succede che seguo la scia di una corsa folle e nuova, mi faccio qualche chilometro di vento e mare, mi rubo centimetri, poi metri, di sabbia e li lascio scorrere alle spalle.
Ogni tanto mi prende l’aria folle.
Lascio un po’ che sia quel che deve essere, mi rilasso nel sapere che c’è una rotta precisa, una strada maestra sulla quale mi muovo, ma che, per fortuna, lungo il cammino ci sono, numerose, diramazioni, percorsi alternativi che rallegrano la vista senza perder direzione.
Ho bisogno di quest’aria, delle strade non uguali con paesaggi nuovi e strani. Ho necessità di bere da fonti inesplorate, necessità che non tradisce mai la linea retta, ma che serve per fremere, esitare, dubitare, serve a rafforzar la mente, a non annoiarsi mai.
La gente non capisce quest’ansia di scalpitare, di scalciare, di essere senza briglie, di inversioni inusuali. La gente crede che si tratti di egocentrismo, strafottenza, riluttanza a mantenersi costanti nella scelta. Invece è proprio la scelta.
La gente chissà cosa pensa, per me è soltanto vita. C’è voluto tempo a comprendere com’era e infatti, appena posso, compio mezzo giro su me stessa e mi muovo a scalpitare.

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