Le passanti.

Posted on 30 giugno 2012

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Ma io non son mai stato incline agli atti di amore estremo. Non sono stato bravo mai ad abbassare la guardia e cambiare gioco. Non ne è mai valsa la pena, a dir la verità.
Vivo per me stesso da un pezzo, di donna in donna, ciascuna della durata di una mezza nottata, un caffè rapido e il letto che “non disturbarti a rifarlo tu ma, vabbè, grazie, io non son tanto capace”. Eppure mai nessuna si è stupita d’averlo trovato perfettamente rimboccato in entrata: quanto può l’illusione sulla ragione.

Molte mani su quelle lenzuola. Mi sono accorto che ogni donna c’ha un suo personalissimo sistema nel tendere e apparecchiare a nuovo un letto, di presunta eredità materna. Mi piace immaginare molte madri chine al posto loro.

Poi oltrepassano la soglia e già so che non ci sarà traghettatore alcuno a riportarle indietro, mai. La visita è sempre unica, sola, c’è arrivo e partenza senza contemplazione di ritorni.
Non prometto nulla ma non abbandono mai realmente nessuna: mi limito a guardarle andare alla deriva lontano dal mio lido. Applico, per tutte, le regole della medesima democrazia: lo stesso modo gentile e galante che non mira, per questo, all’inganno. Almeno, mi va riconosciuto, sono molto onesto.
Per me son tutte uguali, una sequenza di variazioni sul tema. Le cambio non perché voglia qualcosa di diverso che qualcosa di diverso non esiste, è solo che non voglio complicazioni, drammi, scene madre.

Chissà se mai qualcuna ha realizzato che il gesto a lei rivolto è una routine, nessun abbraccio nuovo o carezza specialmente disegnata per lei. Chissà se è mai avvenuta, in una delle mie passanti, questa presa di coscienza. Chissà come s’è sentita a scoprirsi niente di speciale, una per caso, una che poi esce ed è sparita, una che s’è beccata il gesto, l’abbraccio, la carezza per pura coincidenza di passaggio e che domani stesso gesto, abbraccio, carezza si ripeteranno sulla pelle di un’altra uguale a lei. Chissà se poi m’ha sputato tra le lenzuola che tendeva mentre io scaldavo in automatico la solita tazzina di caffè disamorato.

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