Di stare e guardare.

Posted on 6 luglio 2012

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Ahi, Madame, che mi fai male.

Madame si tiene in bocca la sua sigaretta che si incastra nel quadro che diventa il suo viso quando, concentrata e accigliata, si accorge che più di metà del mazzo di carte è bell’e che andato e che, anche sto giro, il solitario non riuscirà. Forse è presto per dirlo ma lei lo sa già: presentimento di sconfitta che è il più facile da svelare perché le vittorie, in genere, non solo sono inaspettate ma, ahimè, terribilmente rare.

Io me la guardo sempre Madame, lei se ne accorge, che punto i miei occhi sulla sua nuca quando è voltata, sulle sue labbra quando mi è di fronte, su quei due nei che mi guidano lungo la sua guancia destra o sull’unico della discesa sinistra del collo, a seconda della posizione relativa che occupiamo, io e lei, nello spazio.
Me la guardo così forte che i miei occhi perforano tutto il suo essere e, tornando indietro, il riflesso di ciò che vedo si trasforma in linee di parole che tracciano, sul foglio, il perfetto ritratto delle sue fattezze, delle sue inclinazioni, dei suoi gesti privati.

Tocca che io inizi, sul serio, a darle forme umane e che prenda finalmente anche lei un po’ a vivere e uscire dal quadro nel quale la rinchiudo, spietato, ogni giorno.

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Posted in: M&D