Aspettando la Cumana.

Posted on 7 luglio 2012

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La guardavo gesticolare forte, ingannando l’attesa della Cumana che m’avrebbe riportata a casa.
Muoveva le braccia come solo le donne adulte di una certa Napoli sanno fare, con una sguaiatezza tipica, caratteristica, eccessiva. Avrà avuto 13, 14 anni al massimo. Volgeva tutti i suoi movimenti e le parole ad un ragazzino che, malgrado la certezza della medesima età, dimostrava vent’anni meno di lei.
Lei con le sue sostenitrici, due ragazzine davvero tredicenni, una a destra e l’altra a sinistra, timide e silenziose, la cui presenza trovava una motivazione e un senso solo in relazione alla non-bambina che spalleggiavano e che sembrava ignorarne la presenza. Il ragazzino s’accompagnava, come tutti i ragazzini, ad un amico.
Non so cosa gli stesse urlando con quelle mani sollevate all’altezza delle sue guance, un po’ sporte in avanti, semichiuse simmetricamente a lasciare fuori dal pugno solo pollice e indice e compiere, lungo l’asse di quelle dita tese, dei cerchi che andavano dal corpo di lei a quello di lui per poi tornare su di lei e ripetere il percorso accompagnato dal sussulto ritmato del petto: un gesto tutto intonato nel corpo ad indicare reiterazione frustrante.

Me la guardavo non soltanto perché mi sconvolgevano i gesti adulti, la dinamica del gruppo di cui era dominatrice indiscussa e protagonista unica, no, me la guardavo perché era bellissima, tragicamente bella, tanto che avrei voluto toglierle quella sguaiatezza, quei movimenti, quell’adultità vaiassa che la faranno sfiorire troppo in fretta, senza darle tempo di conoscere nulla che superi i confini di questa città spietata e crudele.
Alta, magrissima, boccoli biondo cenere le toccavano i fianchi, abbronzata e in tenuta da mare.

Per un momento l’ho odiata, per più di un momento, come odio d’istinto e purezza tutte le ragazzine naturalmente belle, così facilmente, spontaneamente meravigliose. Resto sempre affascinata, attratta, da questo tipo di bellezza senza sforzo così frequente a Napoli e che, infatti, si trova abbondante camminando per strada, dappertutto, sempre.
Questa bellezza scontata mi ricorda la mia bellezza assente, mancata e il dolore che tale assenza ha causato negli anni.
Quelle maledettissime gambe magre, quei lineamenti sottili e delicati, quella pelle dorata: avrei voluto strapparle tutto e tenerlo per me.
Sentire che si prova soltanto per un istante.
Sapere come si sta a indossare la bellezza almeno una volta nella vita.

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