Radici.

Posted on 12 luglio 2012

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Papà raccontava dei suoi genitori.
-Tuo nonno, quando eravamo piccoli, faceva paura. Non parlava quasi mai, diceva solo l’essenziale, l’essenziale, si, a farti cacare addosso dalla paura. Bastava uno sguardo a inchiodarti, a farti desiderare che la terra si aprisse per inghiottirti e strapparti a quegli occhi severi.
Mammà, invece, tua nonna, lei, urlava di più, come tutte le madri. Ma l’unica minaccia che davvero sortiva l’effetto terrorizzante volto a placarci era: “Mò che vene, ‘nc’o ddico a pateto”.-
Mia zia Pina incalzava:
– Come no, mi ricordo una volta che stavamo a villeggiare a Sant’Agnello, io avró avuto 13, 14 anni, uscii co’ due mie cugine, Maria e Mena, andavamo a fare lo struscio, però dovevamo tornare presto che già i maschi iniziavano a costituire una minaccia nelle nostre vite. Poi non ricordo bene che successe, comunque alla fine rientrammo tardi. Tutte e tre eravamo terrorizzate, anche loro che non eran figlie, da papà.
Ci avvicinavamo piano, piano, ad allontanare il confronto, il momento della verità. Alla fine, non ricordo perché, fu Maria, la minore delle tre, a prendere coraggio, anche se lei non parlava mai: papà le dette appena il tempo di aprire bocca e, bububum, uno schiaffone che le fece uscire il sangue dal naso. Ci guardò e disse: “Avevo deciso che ‘a primma che parlava, abbuscava!”

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