Storia d’anime.

Posted on 17 luglio 2012

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Avevo male al mio solito ginocchio malfermo, cercavo una soluzione non drastica per drizzarmi un po’ la schiena, volevo solo che qualcuno mi rimettesse in sesto e non pensavo, davvero, che sarebbe stato quel che è stato.

Stesa ad occhi chiusi su un lettino, in seconda seduta, piccoli gesti minimi sfiorano appena di tatto impercettibile alcuni punti determinati del corpo nella sua lunghezza; potrebbero susseguirsi in eterno senza, per questo, scatenare d’obbligo nessuna reazione eppure, a volte, funziona.
Si nota una specie di allineamento, ma solo dopo, perché dapprima non si nota nulla o meglio, si nota il nulla: l’assenza totale di percezione del corpo.

Dapprima, stai, controlla il respiro perché perdere il proprio corpo causa un più che leggittimo attacco di panico. Poi tieni a bada le lacrime nel loro sgorgare libere, che le lacrime sono l’unica manifestazione emotiva concessa. Infine goditi quel che vedi, stesa, lì ad occhi chiusi.

Quel che vedi è l’anima.

L’anima, contrariamente a quanto credessi, è fredda: un liquido bianco che scorre lungo tutto il corpo occupando ogni più piccola parte di esso.
L’anima la vedi scorrere di equilibrio e, se la vedi, diventa l’unica cosa di te, l’unica tua essenza e consistenza.
L’anima, per vederla ti serve un’altra persona, una specie di guida silenziosa e discreta, che non invada nel ricostituire l’assetto primario.
L’anima tua la vedi solo se trovi quest’altra persona e così succede che poi, naturale scorrere d’acqua che fluisce libera, un po’ te ne innamori di questo qui che ti ha fatto vedere l’anima e dell’anima, la tua non la sua.

Ci si sente umani e terreni e mortali.

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