Un bacio a Carlo.

Posted on 22 luglio 2012

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Io, quando Carlo è morto avevo 15 anni. Ero in Sardegna, nel campeggio in cui ho passato, anche solo per pochi giorni, tutte le estati di questa vita mia, fino ad ora ecco.
Mi ricordo di essere entrata nel Bazar e di aver sentito Nicola dire a un cliente “hanno ucciso un ragazzo”.
Mi ricordo l’assenza di stupore e lo stupore, in me, nel costatare tale assenza: a 15 anni non si dovrebbe rimanere indifferenti alla morte, ad una morte in quelle condizioni eppure, in qualche modo, lo si era messo in conto che qualcosa del genere sarebbe accaduto. Non è giusto né normale che nell’affermare ciò in cui si crede si metta a repentaglio la propria vita.
Sono 11 anni che Carlo non c’è più.
Che l’immagine di quel ragazzo in canottiera bianca sia l’icona di un modo d’essere mi sembra profondamente ingiusto.
Che al cliccare su Google il nome Carlo Giuliani la prima immagine a saltar fuori sia un corpo con il cranio spaccato e circondato dal suo stesso sangue mi sembra profondamente ingiusto.
Che una vita scompaia nel nulla senza alcuna conseguenza mi sembra profondamente ingiusto.
Che tutte le parole, le immagini, le linee scritte per lui, a lui, riecheggino nell’impronta svuotata di un essere morto giovane, mi sembra profondamente ingiusto.
Non essermi stupita allora che ci sarebbe stato un prezzo, che il prezzo era una vita, la mia assenza di meraviglia, mi sembra profondamente ingiusta.
Mi dispiace, scusami e, se puoi, perdonami.
Un bacio,
Claudia.

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