Caro papà.

Posted on 14 ottobre 2012

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Mi sono alzata e ho preparato il caffé, come faccio tutte le mattine. Oggi il cielo è grigio e le terrazze sono bagnate, segno che il sole di ieri è sparito di notte e non è tornato con l’alba. Mi sono alzata e si sente che M. dorme ancora e L. è andata via perché la casa è tutta sprofondata nel silenzio.
Mi sono alzata e ho preparato il caffè, come fai tu: metto l’acqua e l’imbutino lo faccio sprofondare nel barattolo e la metà sparisce nel groviglio di Kimbo che mi hai comprato, sempre tu. Detesto ammetterlo, avevi ragione: il caffè viene buonissimo e non ci vuole niente a prepararlo e, infatti, non so se te l’ho detto, è da un po’ che lo preparo così, adesso che tu non mi vedi e non puoi inorgoglirti e ribadire la tua ragione.

Da te ho preso la voce intonata, gli occhi azzurri, il non stare mai ferma quando sto seduta, l’inquietudine di non esser mai abbastanza, le ricette che preparo tutti i giorni, ma anche l’orgoglio, la difficoltà ad ammettere gli errori, l’intransigenza verso gli altri, il modo di arrabbiarmi, il tendere alla perfezione. Il rimprovero e il voler essere giusta, equa, imparziale.

Guardo la frutta e la verdura al mercato e mi domando se il prezzo è buono rispetto alla qualità, se il pesce è davvero fresco e, anche, ma che pesce sarà mai? Penso alle tue manone grandi che compiono miracoli tra pentole e fornelli, al tuo canto potente, a come ti fai rosso. Penso alla paura che mi mette la tua rabbia e che mi ha messo negli anni e mi stupisco nel pensarla tua che piangi perché è arrivata la banda all’improvviso, per quel quadro di guerra, per Edward che riscatta Vivienne.

Penso che oggi compi 60 anni e, mannaggia a tutto, io non posso darti mille baci!
Buon compleanno, papà!

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