Forse no.

Posted on 2 novembre 2012

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Ti dava le spalle.

Stavi seduto al tuo tavolo preferito e spulciavi uno dei 13 libri pescati dagli scaffali secondo un ordine solo apparentemente casuale.

Era una di quelle giornate di merda e di pioggia in cui sei cosciente che l’unica cosa buona da fare è rintanarti in biblioteca e restarci il maggior tempo possibile. Buona poi, diciamo la cosa meno dannosa che tu possa fare, in alternativa sai che potresti, nell’ordine, colpire una vecchietta con il tuo ombrello, tirare un calcio a un cane, far cadere involontariamente (ooooops) quel enorme vaso di fiori che soggiorna sul davanzale della tua camera da letto da troppo tempo, ecco, sì, troppo, soprattutto valutando il contesto: lei, quella gran troia, è andata via da mesi, la pianta era sua, e adesso se ne sta lì con un ghigno sarcastico e vegetale, a ricordarti il tuo ennesimo fallimento nel tentativo di decifrare le persone. A te le piante hanno fatto sempre schifo, mai avuto il pollice verde e mai neppure preteso di averlo. Non ti sembrano decorative, graziose, un bel pensiero da regalare… è come regalare un acquario per il primo compleanno di un bambino: una gran rottura di coglioni per i genitori che sorrideranno quando, in cuor loro, vorrebbero solo sfracellare sulla tua bella testolina l’enorme teca di vetro che esibisci con orgoglio.

Insomma, giornata storta. Meglio andare a spulciarsi qualche pagina ingiallita e dimenticarsi di oggi e delle ore che, suvvia, con un po’ di sforzo passeranno.
Quanto è che non leggi un libro, tutto, dalla prima all’ultima parola?

Eccoti seduto al tuo tavolo preferito a sfogliare una copia in lingua originale di Voyage au bout de la nuit. Peccato ti sia venuto in mente, dopo 7 minuti buoni di lettura, che tu non conosci il francese: ecco, cosa c’era che non andava, non è colpa dell’autore, sei proprio tu il problema.

Eppure non conoscere il francese è la fortuna più grande che ti sia mai capitata perché se lo avessi conosciuto, il francese, avresti continuato a leggere invece di chiudere, incazzato con te stesso e la tua stupidità, il libro; avresti tenuto i tuoi occhi incollati alle pagine invece di sollevarli e incontrare le sue spalle diritte a pochissimi centimetri da te, qualche traccia del suo profilo, il mignolo della mano destra che spunta appena da dietro la figura, china su se stessa e verso il legno del tavolo.

L’ignoranza è un bene prezioso.
O forse no?

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