Apnea.

Posted on 6 novembre 2012

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Si è richiuso tutto nel vuoto.
La mano, che si allungava a toccare un’altra mano, ha serrato il pugno senza lasciare spazio; l’abbraccio, che aspettava a cingere carni nuove e lontane, si è spento nell’estrema stretta sul corpo proprio; la bocca schiusa, bocciolo di tulipano, è tornata a serrarsi prima di compiere, nel passaggio di respiro a respiro, il naturale cammino della comunicazione, appena iniziato, appena. Apnea.

D’altronde i tulipani sono belli solo finché i petali non si aprono del tutto, no?

Si è richiuso tutto nel vuoto, unico spazio in cui è possibile l’eterno, l’imperituro.

Eppure mi vien voglia di urlare ancora nella tua direzione, di chiedere conforto, confronto. Mi vien voglia di salpare di nuovo in direzione delle tue braccia e tentare di ancorare le mie mani alle tue dita affusolate. Passeggio per le strade e mi sorprendo a guardarmi alle spalle con la coda dell’occhio, per paura d’esser visto, scoperto da te che, mi convinco, non fai altro che spiarmi e seguirmi da lontano negli spostamenti del mio vivere.
Non ci poteva esser finale giusto per noi due. Troppo tardi: nulla ha inquadrato con più precisione il tempo per un uomo di quanto lo abbia fatto questa frase per il mio approdare nel tuo esistere.

Eppure, lo ammetto, combatto ogni giorno la tentazione di venirti a cercare.

Siamo esseri volubili, Madame.

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Posted in: M&D