Destierro.

Posted on 3 dicembre 2012

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Scavalco e in due passi sono da te. Arretro un secondo, prendo le misure, le distanze, elaboro la traiettoria, nel mio cervello, del balzo che repentino mi riconduca di passi e slancio tra le tue braccia.

Mi sono fabbricata una vita di fili intrecciati che si mantengono in equilibrio quieto solo se, invece di tagliare corde e liberarmi, aggiungo, di giorno in giorno, un legame di più.
Però, me ne accorgo, e lo vedi, tu e tutto il resto, che il filo più forte ed intenso e inguaribile come il rossore che mi sale alle guance inconsapevoli, quel filo è davvero l’unico che scorre di sangue e bollore: l’origine del bene.

Napoli. Il colore dei miei occhi. L’accento di consonanti doppie. La lingua di inveire ed amare. Le parole per esprimere il sentire spontaneo. Napoli, l’unica casa che dico “casa”.
Napoli, G.
Napoli, di madre, padre, sorelle e famiglia.

Napoli che, lo ammetto, non mi permette di viverci bene e non me l’ha mai permesso.

Infatti quel balzo che progetto ogni giorno non mi appare mai abbia, non ora né poi, un suo tempo.
Ho sempre paura succeda che, nel secondo di salto al confine del ritorno, io possa, di nuovo, inciampare e cadere e stavolta, magari, non rialzarmi più forte, non rialzarmi per niente.

Lo vedi?
Sono esiliata dalla mia anima e questo fa in modo che abbia, per sempre e dovunque, mancanza e vuoto profondo nel petto. Ma il vuoto si fa necessario se hai sempre bisogno di riempire qualcosa.

Felicità?

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