La spaventosa natura.

Posted on 9 dicembre 2012

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Le paure non sono spiegabili o razionali e la cosa peggiore è che ti colgono alla sprovvista, in mezzo alla strada, dentro a un ascensore, sul picco di una montagna: agorafobia, claustrofobia, vertigine. Si accoppiano a parole che non ne rendono giustamente il senso, che scartano il reale significato per rincuorarsi nella defiizione tecnica, troppo lontana dall’essenza irrazionale che costituisce la paura, il panico, gli attacchi repentini che ti colgono quando meno te lo aspetti.

Stava lì, pronta ad attraversare il ponte, uno di quei ponti che separano due luoghi usuali e soliti del vivere quotidiano.
Stava lì, già sul ponte, quando d’improvviso ha perso coscienza di sè e del proprio corpo, ha preso le distanze dal fisico scegliendo la prospettiva dall’alto. Poi si è rituffata nelle proprie carni, sopraffatta dall’unico desiderio forte, irrefrenabile, innegabile: lanciarsi nel vuoto.

La paura non è il vuoto, l’altezza, lo stare sospesi nell’aria infinita. La paura viene da dentro, da quello che puoi e non puoi fare di te e del tuo composto deforme di vene, ossigeno e carne molle.

La paura non può trovare senso tecnico. È poesia di distruzione e tagli profondi nelle vene.

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Posted in: Non prosa