La chiamano vita.

Posted on 6 febbraio 2013

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C’è stato un momento in cui
avrei dovuto rivestirmi le carni
e coprirle con abiti da capitano
coraggioso, eppure la debolezza
ha, sempre e da sempre,
su di me il
sopravvento.

Sussulto impreciso di cuore.

La piega che segna l’angolo della mia bocca,
scambiata facilmente per traccia costante
del passaggio di un sorriso,
ne rimarca, in realtà, soltanto l’assenza.

Lo sguardo offuscato da occhi malconci
collabora nel rifiutare il coraggio,
nel giustificare la continua arrampicata
sugli specchi che foderano
le stanze in cui vivo e mi muovo.

La debolezza è non decidersi o
rendersi conto, o ancora e meglio,
negare la vista alla felicità:
rifiuto di una proposta che ha,
solo nel sembiante,
abiti da non poter rifiutare.

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Posted in: Non prosa