I ragazzi piangono.

Posted on 22 febbraio 2013

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Stavo inginocchiato nel mio angolo preferito, tra il termosifone e l’armadio, ai piedi di una finestra che non ha mai lasciato spazio allo sguardo, per cancelli a serrarla, basse posizioni a confinarla.

Jeans vecchi, maglietta nera consunta, gazzelle rosse. Credo di aver indossato una divisa per tutto l’arco della mia adolescenzagiovinezzaquasiprematuravecchiezza.

Da un angolo di mondo si può vedere passare la vita e, ogni tanto, ma giusto quando la voglia è incontenibile, prendervi parte. Credo di aver sbagliato ad accovacciarmi: ho incastrato la schiena nei 90 gradi tra parete e guardaroba, ho abbracciato contro il mio petto di costole evidenti le ginocchia ossute e mi son sentito con la punta delle dita la pelle uscire esuberante dagli strappi del tessuto all’altezza delle rotule.
I fili del jeans: camicia di forza per le mie gambe lunghe. Le unghie: arma guasta di distruzione delle catene di stoffa logora.

Adesso, a pensarci, mi sa che sono stato lì seduto per una vita intera.
Ogni tanto mi sembra di starmene lì, ancora, nonostante il tempo e lo spazio a segnare le barriere di distanza e fine.
A volte mi piacerebbe tornare a mettermi in quell’angolo che adesso non esiste più, ché tutta nuova di disposizione e tasselli è la stanza e poi, anche, davvero, la vita!

Chi dice che i ragazzi non piangono?

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