Cenere.

Posted on 11 aprile 2013

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Sei morta da pochi minuti e me ne accorgo perché non riconosco le tue mani: vedo solo due rivoli di cenere rossa disfarsi in granelli liquidi sul pavimento.
Mi affanno a cercare di raccogliere in un unico mucchietto questa cascata polverosa che si sparge incontenibile tutto intorno al tuo corpo riverso su un fianco; al mio, chino su di te; agli oggetti sparsi e ai libri ammucchiati negli angoli: è la prima volta che metto piede in casa tua.

Immergo le mie mani nel tuo sangue e voglio crederle spugne che assorbono per poterti strizzare poi di nuovo in bocca la vita, ma più le immergo, cercando di imporre un controllo a questo tuo fluire, più tu scivoli via.
Allora, disperato, avvicino la lingua al pavimento e prendo a succhiare il sangue che trascina con sè quel che sei stata, però troppo, infinito sgorga via dalla tua carne, non ce la faccio e mi strozzo nel tentativo di ingoiarti: sento risalire in gola quel che di te ho appena bevuto e ti vomito e lascio che tu, ancora, te ne vada via.

Quando riesco di nuovo a respirare e a placare gli spasmi della gola, mi sollevo e, finalmente, dall’alto vedo intera la figura di te nel bianco delle mattonelle che sparisce sotto le tue ceneri dense e scure; il mio rigurgito: una chiazza confusa nel centro.

Sei morta da pochi minuti, sono io ad averti ammazzata.
Ti ho ammazzata, Madame.

Madame, morta d’amore, per mano di Davide che non l’ebbe mai sua.

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Posted in: M&D