Pensieri a caso.

Posted on 23 aprile 2013

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Andando a scuola attraverso il centro della città con tutti i suoi negozi di vetrine in bella mostra; mi stupisce il contrasto tra un lato e l’altro dei cristalli trasparenti: il bel tempo arriva solo sui manichini e negli scaffali mentre da quest’altro lato, dove vivo io, fa ancora un freddo di sciarpa e cappotto. Mi soffermo, camminando con il mio distintivo passo svelto, a pensare a come il mercato non lo fermi neppure con un’improvvisa tempesta di neve: se lui ha deciso che è primavera, è primavera e basta, pure sotto zero. È che noi esseri umani siamo esemplari di vita buffi, penso io e, infatti, qui le ragazzine vanno in giro leggere come se per davvero le vetrine floreali e briose ne avessero condizionato la percezione termica.

C’è molta frenesia in questi giorni, ecco, negli ultimi mesi. Molto lavoro di quello bello che piace a me; molta vita, mi sembra, che sbuca tra le crepe del gelo. Mi sono abituata a rubare tempo per pensare in quel mio modo futile e libero durante gli spostamenti: i passaggi obbligati da casa a lavoro, da lavoro al bar, tra una lezione e l’altra. Penso davvero che questo camminare con la musica nelle orecchie mi salvi ogni giorno la vita da un’esistenza di ritmi ripetitivi e tutti uguali; i passi e le idee, sempre diversi, mi fanno da scialuppa di salvataggio.

Oggi, davanti alle vetrine, il lettore mi ha spedito nel cervello questa che mi sembra faccia molto tepore d’aprile:

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