Mi siedo da sola.

Posted on 2 ottobre 2013

36


A un certo punto, ti dici, forse la tristezza passa.

Eppure io a guardarti così da vicino, dopo tanto tempo, ecco a guardarti le mani immobili, lo sguardo basso, la linea delle labbra orizzontale tutta innaturale, io, a guardarti così da vicino, mi vien quasi da dire che la tristezza non passerà mai.

C’è stato un cambiamento, impercettibile ai più, che conosciamo solo io e te: un segreto callado, tra bocca e occhi e mani e istanti passati, scomparsi, cancellati dalla memoria. C’è stata una specie di ombra che si è spalancata, abisso nelle nostre intese.

La tristezza, mi dico, non passa mai. Ci illude ogni tanto, in momenti puntuali e minimi. La tua tristezza mi è apparsa, buio in una notte di chiacchiere e baldoria perché è lì, nell’essere sociali, che si fa fatica ad essere bugiardi, ché in mezzo a tanta gente si ha spesso l’illusione di passare inosservati. Ma non sono stata cieca dinanzi all’immobilità delle tue mani, all’inclinazione del tuo sguardo, all’orizzontalità straziante della tua bocca.

Eppure faccio finta di niente, vado avanti e faccio finta di niente perché, davvero, credo di non esser disposta a consolare più nessuno, sento di non avere più forza a sollevare neppure me stessa.

C’è questa roba che mi ha asportato l’anima: ho le carni prosciugate e faccio fatica nel compiere ogni passo.

Ti sei seduto lontano, ma io mi accorgo lo stesso di te, anche quando di me vedi solo le impronte, solo i polpacci, solo le spalle.

Annunci