Per strada di notte, tornando a casa, quello che vedi.

Posted on 11 ottobre 2013

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E adesso io cosa ci dovrei fare con te gettata su quei gradini?

Cosa dovrei farci con te rannicchiata in quel modo? Voltarti le spalle e andare via e lasciarti al suolo oppure rimanere e restare a guardare se ti tiri sù da sola o, ancora, allungarti una mano ed essere perno per la leva del tuo corpo.

Perché te ne stai lì? Piangi adesso? Ma che piangi a fare? Che piangi a fare, dimmi? COSA CAZZO PIANGI A FARE, niñata de mierda!?!

-Prometti di non lasciarmi, anche se non sei quel che voglio, anche se non sono quel che ti ho fatto credere. Non cerco, non desidero, non bramo più nulla, ma facciamo, per favore, che poi tu non te ne vai. Facciamo che ci sei e ci sarai se e quando ne avrò bisogno, facciamo che non mi abbandoni. Facciamo che io, io, io, io…-

L’aria è satura del pronome personale che riguarda solo te stessa e attorno al quale costruisci l’unico mondo che conta.

Non mi vuoi. Era così chiaro, Cristo, così chiaro che mi domando come ho fatto a non vederlo. Ma allora cos’è che vuoi? Restare o andare, ascoltarti una volta di più. Basta. Non mi interessa più nulla.  Non ci gioco più.

E allora mi chino su di te, sollevo il tuo viso bagnato di lacrime che mi fa urlare tutto, dentro, di rabbia al punto di farmi venire voglia di colpirti fino a farti  svenire, fino a che la coscienza non abbandoni il tuo corpo alla pura assenza di senso. E invece mi chino su di te, sollevo il tuo viso bagnato di lacrime e ti stampo sulle labbra un ultimo bacio ché so che non ce ne saranno altri mai più e quindi almeno questo, cazzo, me lo devi.

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