Nuoce gravemente.

Posted on 6 novembre 2013

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mani

Eccola lì, così chiara davanti a me.

Sfoglio le pagine di vecchi album fotografici costellati di versioni passate di me e la vedo, evidente, scoppiettante e sorrido ogni volta. Sorrido come si sorride in presenza di quelle cose o persone o ricordi, anche, che ti fanno venir fuori un certo affetto che forse ti eri un po’ dimenticato ma, insieme, anche un magone che parte dalla base della gola e ti arriva fin giù giù, dentro lo stomaco e che, per qualche secondo, ti impedisce di deglutire.

Ci sono certe parti che uno cerca di nascondersi agli occhi ché, dicono, lontano dagli occhi lontano dal cuore e forse un po’ è anche vero, poi però succede che ogni tanto ti fai, o ti fanno fare, un salto nel passato e allora ti imbatti in lei e ti ricordi quella sicurezza, quella certa giovinezza, quell’odore che ti manca.

In tutte le foto di un certo periodo della mia vita, ogni volta che le guardo, riscopro la presenza come parte di ciò che ero e che, da quando me la son strappata via, ecco, noto l’assenza e c’è qualcosa che mi rende triste perché quando nel presente mi ritrovo, in certe serate di compagnia e chiacchiere e bevute, distratta e rilassata, riscopro certi gesti miei spontanei con le dita, certi viaggi automatici della mano dalla bocca all’esterno e ritorno.

La guardo e, che cazzo, mi manca ancora e mi mancherà per sempre: fumante vuoto incolmabile tra medio e indice.

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