“Ora il vento s’è fatto silenzioso. E silenzioso il mare”.

Posted on 12 novembre 2013

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Apro gli occhi e fuori in strada si è gia fatto buio e mi accorgo che l’orizzonte è decorato da una miriade di luci intermittenti che seguono tutte lo stesso ritmo: una catena di fari nella notte e, allora, capisco che casa è vicina.

Il vizio di dormire in macchina l’ho coltivato fin da bambina per combattere il mal d’auto; adesso me lo godo come un piacere raro e il movimento in autostrada, il rumore del motore costante, la musica di sottofondo mi conciliano come una sinfonia della buonanotte creata su misura per me.

Così quando partiamo succede sempre che dopo una mezz’ora di strada allontano il sedile dal cruscotto, stendo la gamba sinistra e adesso sono obbligata dal ginocchio che non mi dà pace, mi giro sul fianco destro e piego la gamba destra a incastrarla tra sedile e portiera, blocco il gomito contro la gamba e appoggio la testa sulla mano. Quando sento che sto per addormentarmi ma qualcosa ancora non va, solo allora, ricordo di togliere gli occhiali e me li infilo nella scollatura della maglietta. Allora M. si gira appena verso di me e mi chiede: “¿Te duermes?” “Mh-mh” annuisco con gli occhi chiusi, “Te dejo dormir entonces”.

In macchina faccio bei sogni e accorcio i tempi del viaggio come se davvero il tempo non avvenisse in quel lasso di sonno. Dopo un’oretta riapro gli occhi e vedo che invece il tempo è passato davvero perché il sole non c’è più e ha lasciato il dominio della luce a quei fari all’orizzonte: la mia terraferma. I mulini a vento dicono che siamo in Castilla, la capitale è alle spalle ed io, tal è, non me n’ero accorta del pensiero mutato, d’istinto penso “siamo quasi a casa”.

E sono contenta di sentire casa vicina nonostante tutto questo spazio, nonostante all’orizzonte non ci sia alcun mare.

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