Miopia.

Posted on 16 dicembre 2013

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Guardando le foto degli altri si domandava perché lui, nelle sue foto, non fosse mai così felice. Si ritrovava dinanzi agli occhi una foltissima schiera di facce sorridenti, serene, abbracciate ad altre facce, con mani intorno al collo, dietro le schiene, cingenti vite, ma non riusciva mai, in quella schiera di denti in bella mostra, a trovare i suoi, di denti, incorniciati da un sorriso.

Guardava le sue foto e gli sembravano tutte vagamente tristi: anche se sorrideva, c’era sempre in fondo agli occhi una specie di velo che gli incupiva l’immagine.

“È per via della miopia – gli ripeteva sua mamma – c’hai lo sguardo triste perché sei miope e anche con gli occhiali i tuoi occhi sono sempre tesi in uno strano sforzo per cercare di metterti a fuoco il mondo tutto intorno”.

“Anche tu, ma’, sei miope, ma gli occhi tuoi son tristi solo quando togli le lenti”.

“È che io mi ci sono abituata al mondo appannato: tu sei giovane e cerchi ancora di farci chiarezza. Così ti sforzi e ti vengono gli occhi a tettuccio e, se non ci stai attento, presto ti ritrovi anche tutto pieno di rughe per questa smorfia di tensione… vabbè che per le rughe, in verità, non puoi farci molto, ché gli anni passano anche per chi ci ha visto sempre benissimo.”

“Ma’, ma dici che è per la miopia che io questo sforzo me lo sento anche nel petto? Mi sento tutto accartocciato dentro, e cupo e appannato: è perché son nato con gli occhi malati, ma’?”

“È che, ogni tanto, la miopia si sposta e, dagli occhi, contagia tutto il resto”.

A questo pensiero china il capo e le si fanno gli occhi tristi pure a lei a pensare a questo figlio tutto miope che ha scaraventato dentro al mondo: uguale, uguale a lei.

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