Lettera d’amore.

Posted on 12 gennaio 2014

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Caro G.

Sei capitato in una famiglia speciale e non soltanto per quelli che ti circondano adesso ma per quelli che ti hanno circondato prima che le tue carni si facessero coscienza: presi uno a uno tutti farebbero, faremmo, lo scorrere di storie infinite, di eroi ed eroine, di gente normale, di cui puoi rubare, come faccio e fec’io, il ricordo, l’esempio e l’idea immaginata, per poi ricomporli, nella tua testa, con parole e con suoni della tua lingua, come occhiali speciali per mettere a fuoco almeno un pochino il mistero dell’essere.

Sei precipitato, cucciolo mio, in una città folle di rumore e bellezza invisibile; in un’era tremenda di paure e diaspora, ma dentro alla cattiva sorte che ti vuole bambino in tempi bui, hai la fortuna di avere quella luce intorno, quella luce che io conosco benissimo anche se il buio dei miei pensieri infiniti le ruba da sempre e per sempre splendore.

Quella luce è la mia, quella di tua madre, la stessa di tua zia, dei tuoi nonni e prozii e bisnonni e cugini. Quella luce, se sei più bravo di me a vederla ed usarla, può aprirti la mente e la vita a giganti visioni, a conoscenze preziose, ad atti di vero e purissimo amore, spalancarti le porte e mostrarti come, se vuoi e se saprai lottare a morire, in fondo c’è tutto quel che vorrai diventare.

Sei capitato, bellezza rara, in un nucleo difficile e straziante e questa è la tua infinita fortuna: un premio di lotteria che la vita ti ha dato.

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