Oliva.

Posted on 12 marzo 2014

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Siccome scrivo poco mi hanno regalato una Olivetti bellissima, di quelle pesanti e vecchie che per fortuna ha quasi intero il rullo dell’inchiostro perché sennò eran cavoli trovarne un altro. E quindi adesso tocca che io mi rimetta a scrivere, in realtà i donanti di Oliva (sì, il nome della mia macchina da scrivere è Oliva, problemi?) avevano detto che adesso non avrei più potuto scrivere su tastiera e schermo: scrivere a macchina e fotografare la pagina e poi appiccicarla qui sopra, sono state le istruzioni.

Mi è sembrato complicato.

Poi non si immagina davvero quante cancellature, errori di battitura e cazzate varie uno riesce a scrivere ed eliminare in così pochi secondi: sfido io che adesso ci sono molti più scrittori, ché così son bravi tutti a cancella, taglia e incolla in un altro paragrafo, cambia verso, cambia modo, cambia faccia. Prima con la penna era tutta un’altra fatica e per davvero la si poteva chiamare tale e con Oliva la fatica è maggiore perché oltre a questa cosa di stare attento a come e cosa e in che ordine vuoi scrivere devi anche esercitare una pressione spropositata sui tasti perché questi, atterrando sulla carta, lascino orme di inchiostro riconoscibili. Ma è comunque più bello pigiare quelle, di letterine, che queste qui e quindi mi sa che per davvero mi ci metterò a scrivere poesie e storie, solo che prima ci faccio la brutta copia scritta a mano e un corso di dattilografia che magari ci svolto anche un lavoro serio, più serio di questo che faccio ora.

C’hai 28 anni, dice Olvia dall’alto della scrivania, che son parenti a 30.

Io me ne frego, penso, te sei lì e ancora scrivi come fossi appena nata e di anni, bella mia, ce ne hai molti più di me ché anche se sei stata fabbricata post-1986, sappi che ogni anno da Olivetti equivale a 8 e 1/2 da napoletano (e 3 da milanese, per dire: funziona in base a provenienza, non a razza).

E questo è tutto.

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